Sigmund Freud

Piccoli cenni storici

SIGMUND FREUD (1856-1939)
Freud, è uno dei nomi più noti nella nostra cultura e indubbiamente una delle personalità che più l'ha influenzata. Ciò è dimostrato anche dal fatto che a distanza di poco più di mezzo secolo dalla sua morte, il dibattito sulla psicoanalisi è ancora fervente e fecondo.
La vita di Freud, si svolge in un lasso denso d'avvenimenti che ha visto la fine di un'epoca (il crollo dell'impero asburgico) e l'inaugurarsi di un'era nuova quella del ventesimo secolo.
Freud, appartiene quindi ad un duplice mondo, e questo contribuisce a rendercelo curiosamente lontano e vicino al tempo stesso.
Egli nacque a Freiberg, in Moravia (attuale Repubblica Ceca) il 6 maggio 1856 da una modesta famiglia israelitica di commercianti di lana. Il padre Jakob era al secondo matrimonio ed aveva già due figli quando nacque Sigmund, il quale fu seguito da altre cinque figlie e due figli. Vivevano tutti sotto il medesimo tetto.
Sappiamo che la madre nutriva un particolare attaccamento ed aveva una sorta di predilezione per il suo primogenito Sigmund (1).
Dopo quattro anni dalla sua nascita, la famiglia si trasferì a Vienna dove Freud trascorse l'infanzia e la giovinezza.
Qui, sull'onda suscitata dalle teorie di Darwin si iscrisse alla facoltà di Medicina. Laureatosi nel 1881 su consiglio del direttore dell'istituto di fisiologia e suo maestro Von Brucke si decise, viste le sue modeste condizioni economiche e d'estrazione sociale, ad abbandonare la lunga e difficile via della ricerca che aveva intrapreso con passione durante gli ani universitari.
Tale scelta fu condizionata anche dal fatto che desiderava sposare la fidanzata Marta Bernays, anche lei appartenente a una famiglia povera di intellettuali ebrei di Amburgo.
Sigmund desiderava raggiungere al più presto una solida posizione professionale. Si sposarono nel 1886.
Fu così che dopo essersi lasciato alle spalle i suoi lavori di neurofisiologia (per esempio quello sulle gonadi delle anguille, mediante il quale aveva dato un contributo sperimentale per la formulazione della teoria del neurone),Freud si dedicò ad un lungo tirocinio presso l'ospedale generale di Vienna, lavorando per tre anni in vari reparti tra i quali quello della clinica psichiatrica di Meynert, dove per la prima volta avvicinò pazienti psicotici. Risalgono a questi anni i suoi lavori sul midollo e le ricerche sulla cocaina (2)
Al termine di questo periodo, nel 1885 si specializzò in neuropatologia, entrando in contatto con Joseph Breuer, collega di successo, scopritore di quel metodo catartico nei casi di isteria ( è famoso in caso di Anna O.) (3) che può ben essere definito il punto di partenza della psicoanalisi. Freud, era giunto alla conclusione che l'isteria come le altre nevrosi, è un'affezione psichica senza lesioni organiche e la curava pertanto con l'ipnosi.
Freud, operò in numerose cliniche di tutta Europa e poté constatare che con l'ipnosi i pazienti raccontavano fatti mai emersi a livello cosciente e che tale narrazione era capace di placare i loro disturbi nervosi.
Nel 1895 pubblicò "studi sull'isteria".
In quest'opera, viene delineata in germe la teoria psicoanalitica, secondo cui la malattia mentale è presentata come la manifestazione di un conflitto non risolto tra le forze interne (pulsioni) presenti in ogni essere. La terapia consiste nell'aiutare il paziente a divenire cosciente di quegli episodi conflittuali, che a livello profondo hanno dato luogo ad uno stato nevrotico. L'atto conoscitivo, mediante il quale l'essere scopre i conflitti della sua storia psichica, i quali sono stati censurati e rimossi dalla coscienza, producono il ristabilimento dell'equilibrio che caratterizza la normalità.
La tappa fondamentale che guiderà Freud a elaborare le teorie che portano alla scoperta dell'efficacia della psicoanalisi (terapia psicologica e psicoanalisi, sono cose fondamentalmente diverse fra loro) è dovuta all'autoanalisi cui Freud si sottopose per cinque anni, e che fu segnata da un evento da lui definito come "l'avvenimento più importante, la perdita più straziante della vita di un uomo, ovverosia la morte del padre. (1896).
Strumento essenziale per l'autoanalisi fu l'esame e l'interpretazione dei sogni che lo portarono ad individuare fenomeni e dinamismi basilari, quali: inconscio, censura, complessi di Edipo, ecc. Freud scoprì che il sogno è il risultato di un lavoro (4) a causa della vita profonda dell'individuo, ed è pertanto espressione del suo inconscio.
Il sogno, essendo più libero ed indipendente dei condizionamenti e dalle censure che esistono nel periodo di veglia, riesce a far esprimere al dormiente i propri desideri e il loro appagamento.
La trasformazione del contenuto latente del sogno in contenuto manifesto costituisce appunto il lavoro dell'interpretazione dei sogni. Questi risultati confluirono nell'opera forse più significativa e certamente più cara a Freud, "l'interpretazione di sogni" (1899), subito seguita da "psicopatologia della vita quotidiana" (1901) che ne sviluppa e ne amplia vita psichica sia la memoria come nulla venga mai dimenticato definitivamente ma riemerga anche in fatti, lapsus, distrazioni, in apparenza banali ma in realtà carichi di senso ed espressione di desideri profondi dell'individuo. Da segnalare il fatto che in queste due opere Freud accorciò le distanze fra salute e malattia mentale, tra normalità e anormalità, dimostrando che tutti siamo un po' nevrotici, o meglio, che ciascuno di noi è sano o malato ad un tempo.
L'opera che però fece più scalpore, attirando le ire del pubblico scientifico e della società in genere, fu "tre saggi sulla teoria della sessualità" (1905) nella quale presentò la teoria sulla tematica della sessualità infantile, oltre a trattare delle aberrazioni sessuali, infatti, Freud si sofferma qui sulla complessa fenomenologia della sessualità infantile, affermando una cosa sconvolgente per quei tempi, ovverosia che non solo gli adulti, ma anche i bambini possiedono una loro vita sessuale, organizzata in successive fasi di crescita (orale, anale, genitale).
Con queste teorie, com'è ovvio tutta la società ne fu turbata perché veniva alterata la tradizionale immagine dell'innocenza infantile. Per questo Freud, fu accusato d'immoralità e oscenità.
Di fatto se ci si pensa bene estendendo come insegna Freud il concetto di sessualità a quello più generale di libido (non riducendo cioè la sfera sessuale alla pura genitalità) questa sua asserzione non era poi nuova: già Sant'Agostino parlava di una forte concupiscenza presente nell'uomo fin dall'infanzia.
In tal modo Freud precisava perentoriamente il concetto cardine della psicoanalisi, secondo cui tutti i processi psichici inconsci della vita dell'individuo sono governati da una sola forza che è la pulsione sessuale o libido.
Intanto la psicoanalisi cominciava ad uscire dall'isolamento e ad essere predicata anche all'estero. In opposizione all'ambiente medico ufficiale del tempo, fin dal 1902 si tenevano a casa di Freud le cosiddette "riunioni del mercoledì", le quali in sei anni si trasformarono nella "società psicoanalitica di Vienna". Tra i primi discepoli che riunì intorno a sé si ricorda: Stekel, Otto Rank. Alfred Adler, e più tardi, Carl Gustav Jung.
Il mondo scientifico non poteva più essere indifferente ad un movimento di questa portata, nel 1908 a Salisburgo, si tenne il primo congresso internazionale di psicoanalisi.
Si iniziò anche a scrivere riviste specializzate sulla psicoanalisi. Furono gli anni forse più felici, dal punto di vista della fama e del successo personale, subito però seguiti dalle amarezze causate dalle polemiche e dalle rotture più o meno brusche con i suoi discepoli e più stretti collaboratori (Adler, Stekel, Jung) nonostante questo, Freud continuò la sua indefessa attività di ricercatore e scrittore estendendo i suoi interessi anche alla sociologia, all'antropologia. Oltre all'indubbia soddisfazione dovuta al successo e alla feconda produzione di questi anni, ricordiamo che Freud dovette affrontare in questo periodo anche momenti molto difficili e dolorosi. Fin dal 1923, si manifestarono in lui i primi sintomi di un cancro alla mascella, che non gli dette più tregua, nonostante le ripetute operazioni, e ne causò la morte. Sempre lo stesso anno morì il suo diletto nipote, dopo solo tre anni dal decesso della madre, (ossia la figlia di Freud). Freud, dalla moglie ebbe cinque figli, di cui l'ultima, Anna, fu la sua segretaria, assistente e collaboratrice. (5)
Nonostante il pericolo imminente dovuto alla sua appartenenza al popolo ebraico, Freud volle rimanere nella capitale austriaca fino all'ultimo, ossia fino a quando di fronte all'effettiva invasone nazista dell'Austria dovette trasferirsi con la famiglia.
Era il 1938, di lì ad un anno Freud moriva nella capitale londinese, il 23 settembre. Lavorò fino all'ultimo e volle rimanere lucido fino alla fine.(6)


NOTE:
1
I due fratellastri di Sigmund, Emanuel e Philipp, avevano all'incirca la stessa età della madre di Freud. Nei confronti del padre Freud ebbe sentimenti ambivalenti di rispetto e ostilità, ma provò anche una forte gelosia dovuta al suo amore per la madre, gelosia che entrava in conflitto con l'affetto che nutriva per lui. La presa di coscienza di questo stato di conflitto, emersa con l'autoanalisi, gli permise di mettere a fuoco il "complesso di Edipo" che assumerà un ruolo centrale nella teoria psicoanalitica.
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2
Da giovane medico, Freud aveva conseguito una considerevole notorietà a Vienna con le sue varie conferenze e articoli sui poteri della cocaina. (la magica sostanza come la soprannominò). Ma, a metà del 1885, cominciò ad essere ala centro di pesanti attacchi in conseguenza dei numerosi casi di dipendenza dalla cocaina.
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3
Nel 1880 Anna O. allora ventunenne, cominciò a presentare segni di gravi disturbi psicologici. Tali disturbi, erano dovuti all'esaurimento fisico e mentale di Anna per aver curato fino alla morte il padre per vari mesi. Durante il periodo in cui la ebbe in cura, (dal dicembre 1880 al gennaio 1882) Freud, scoprì che la complessa serie di sintomi che essa presentava, (paralisi, perdita di sensibilità in alcune parti del corpo, gravi disturbi ai movimenti oculari e alla vista, sporadica sordità, tosse nervosa, avversione alla nutrizione e ai liquidi, impulsi suicidi, perdita della capacità di parlare in tedesco, assenze o stati secondari di delirio confuso, accompagnati da alterazione dell'intera personalità. .. ) scompariva quando la paziente veniva messa in grado (soprattutto grazie all'ipnosi) di rintracciare con la memoria e raccontare il primissimo momento della comparsa dei sintomi. Questo metodo fu chiamato metodo catartico, e dette i suoi frutti perché ciascuno dei sintomi di Anna si rivelò radicato in certi conflitti psichici, momenti di spavento tensione e così via, sperimentati per la prima volta nel periodo in cui aveva fatto da infermiera al padre.
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4
Il lavoro del sogno o attività onirica, è quel "complesso d'operazioni che trasformano i materiali del sogno (stimoli somatici, resti diurni, pensieri del sogno) in un prodotto: ossia il sogno manifesto. La deformazione è l'effetto di tale lavoro", che può essere sintetizzato in quattro fasi: rifacimento visivo, condensazione, spostamento, ordinamento.
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5
Anna Freud, (1895-1982) divenne anch'essa un'eminente autorità per gli psicoanalisti di scuola anglosassone. La sua attività si rivolse soprattutto al trattamento analitico dei bambini e alla sistemazione delle ricerche psicoanalitiche nel campo dell'infanzia.
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6
Constata il coraggio dimostrato da Freud di fronte alla sofferenza della malattia e all'avvicinarsi della morte, con il suo atteggiamento nei confronti di quest'ultima, quando non aveva motivo di temere alcunché. Dai dati biografici sappiamo, infatti, che appena superato il quarantesimo anno di età, Freud fu preso dal timore di invecchiare, ed era ossessionato dal pensiero della morte e che all'età di sessant'anni riteneva superstiziosamente che gli rimanessero da vivere al massimo un paio d'anni. Temeva, inoltre, di dover morire, oltre che nella data già citata, in altre successive, come all'età in cui erano morti il padre e il fratello Emanuel e la madre.
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